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Decreto Rilancio spinge l’innovazione? Sì e no: ecco perché

May 15, 2020

Le misure startup e pmi innovative Smart&Start Italia sarà lo strumento agevolativo nazionale scelto per lo sviluppo delle startup e delle imprese innovative con una dotazione aggiuntiva di 100 milioni di euro. Se la cifra non è esorbitante – ci troviamo in una situazione di emergenza nazionale – le finalità sono sicuramente lodevoli e potrebbero dare ulteriore linfa vitale alle realtà più piccole dell’ecosistema tecnologico italiano. La misura può essere divisa secondo due direttrici fondamentali. In primo luogo, il fondo si rivolge direttamente alla fase di crescita delle startup guardando non più soltanto alla nascita, ma anche alla necessità di rendere scalabili i prodotti e i servizi che collocano sul mercato. Inoltre la conversione del prestito potrà costituire un valido incentivo volto a favorire l’ingresso di privati nel capitale sociale tramite la conversione del debito in uno strumento partecipativo. La seconda direttrice ha un grande potenziale. Una parte del fondo è stanziata per creare maggiori connessioni tra startup e incubatori, acceleratori, innovation hub e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo delle imprese innovative. Il tutto attraverso l’acquisizione di servizi utili nella loro fase iniziale di sviluppo. Il Fondo di sostegno al venture capital viene incrementato di 200 milioni di euro. Tali risorse dovranno essere impiegate in modo più generico per sostenere startup e PMI innovative mediante investimenti diretti nel capitale. Tra le forme indirette di supporto all’ecosistema innovativo si segnala l’introduzione di un regime fiscale agevolato esclusivamente rivolto alle persone fisiche che investono in startup o in PMI innovative. La detrazione prevista è del 50 per cento della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative per un investimento massimo di 100.000 euro. L’impegno deve essere mantenuto per almeno tre anni. Questa misura è un tentativo di allineare l’Italia alle best practice internazionali d’ispirazione anglosassone. Tuttavia potrebbe presentare alcuni ostacoli. Sia di tipo “culturale” dovuti alla bassa propensione dei piccoli investitori italiani nel micro-investimento a destinatari di questa tipologia. Sia di tipo “formale”. È difficile che consulenti e intermediatori, come le stesse banche, propongano strategie di investimento del capitale che vadano in questa direzione. Potrebbe essere auspicabile, invece, un maggiore coinvolgimento di questi soggetti affinché si facciano promotori e sostenitori del sostegno alle imprese innovative. Fondo trasferimento tecnologico La seconda grande novità del Decreto Rilancio è costituita dal Fondo per il trasferimento tecnologico. Istituito presso il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) avrà una dotazione di 500 milioni di euro per l’anno 2020 e sarà “finalizzato alla promozione, con le modalità di cui al comma 3, di iniziative e investimenti utili alla valorizzazione e all’utilizzo dei risultati della ricerca presso le imprese operanti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle start-up innovative e alle PMI innovative”. La misura e le sue finalità sono sacrosante e si avvicinano a parte dell’attività svolta dall’European Investment Found (EIF) gestito dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Se è mancato qualcosa storicamente all’Italia è la capacità di connettere i vari centri di ricerca, pubblici e privati, con il tessuto produttivo. Questo ha portato alla mancata costruzione di un sistema d’innovazione nazionale competitivo e a uno sviluppo tecnologico endogeno frammentato. Le maggiori incognite relative a questa iniziativa riguardano il ruolo di ENEA. È prevista, infatti, la creazione di una Fondazione Enea Tech che avrà il compito di gestire sotto la sorveglianza del MISE questo fondo e i relativi progetti. Il rischio è quello di creare un nuovo apparato burocratico con i vincoli ben noti. Oltretutto la presenza di ENEA potrebbe sbilanciare la fase progettuale verso il settore energetico, da sempre il core dell’organizzazione. Per poter garantire il corretto funzionamento del fondo è necessario tenere a mente questi due aspetti e mitigarli. Le misure per la PA digitale Anche la Pubblica Amministrazione potrà godere di un fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione di 50 milioni di euro. Le finalità riguardano interventi per “attività, acquisti e misure di sostegno a favore di una strategia di condivisione e utilizzo del patrimonio informativo pubblico a fini istituzionali, della implementazione diffusa e messa a sistema dei supporti per la digitalizzazione, dell’accesso in rete tramite le piattaforme abilitanti […] nonché finalizzato a colmare il digital divide, attraverso interventi a favore della diffusione dell’identità digitale, del domicilio digitale e delle firme elettroniche. Le risorse sono destinate anche a coprire le spese per le attività e i servizi di assistenza e supporto tecnico-amministrativo necessari a realizzare gli interventi”. La responsabilità e gli interventi specifici sono attribuiti alla Presidenza del Consiglio e, in particolare, al Ministero delegato per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Luci e ombre Il Decreto Rilancio mostra alcuni spunti di pregio e, allo stesso tempo, carenze e punti interrogativi. Le misure contenute vanno a supportare settori il cui sviluppo può avere un effetto benefico su tutto l’ecosistema innovativo. Di particolare rilevanza il Fondo per il trasferimento tecnologico. Uno strumento che in molti altri paesi e anche all’interno dell’UE ha svolto il fondamentale compito di connettere imprese e settore pubblico, agevolando la circolazione delle conoscenze tecnologiche e favorendo la creazione di nuovi campioni nazionali. Da un altro lato, emergono debolezza e confusione sulle reali intenzioni del governo circa l’innovazione. A partire dalla mancanza di un piano industriale 4.0 che potrebbe giocare un ruolo importante nella ripartenza dopo l’emergenza Covid-19. Inoltre il ruolo del Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione rimane sempre più confinato all’interno della PA. Mentre il MISE rimane il nucleo centrale delle policy destinate all’industria. Questo rivela scarsa consapevolezza istituzionale sull’importanza del cambiamento tecnologico a livello sistemico e non facilita le connessioni tra pubblico e privato, che rimangono su due piano sostanzialmente separati. Il rischio è quello di avere sempre più un Paese a più velocità, dove il potenziale dell’industria non viene espresso pienamente e la PA rimane obsoleta e incapace di agevolare il privato. @RIPRODUZIONE RISERVATA

Smart & Start Italia Investments

4 Investments

Smart & Start Italia has made 4 investments. Their latest investment was in Golee as part of their Seed VC - II on February 2, 2021.

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Smart & Start Italia Investments Activity

investments chart

Date

Round

Company

Amount

New?

Co-Investors

Sources

2/1/2021

Seed VC - II

Golee

$1.57M

Yes

1

6/11/2019

Loan

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$99M

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10

10/11/2017

Biz Plan Competition

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12/15/2016

Unattributed VC

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6/11/2019

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Round

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