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“Mind your Business”, il nuovo format di Fandango Club Creators

Jun 18, 2021

Esprimere la propria unicità. Il visionary show per descrivere il futuro sostenibile attraverso l'ispirazione di manager di successo. L'intervista Ninja a Fandango Pubblicato il 18/06/2021 "Essere fonte di ispirazione". Storie di successo che possono descrivere un futuro sostenibile, per indagare le nuove tendenze digitali e l’evoluzione dei mercati. Come è possibile immaginare nuovi modelli per reinventare il mondo del retail post pandemia? È la vision da cui si sviluppa “Mind your Business”, il format prodotto da Fandango Club Creators in collaborazione con l’innovation company The Rocks, in partenza il prossimo 24 giugno: un digital show dedicato alle storie d’ispirazione di manager, imprenditori, startupper che, partendo dal basso, si sono imposti nel proprio settore. Empowerment femminile, entrepreneurship, startup, retail, coaching e self-growing, innovazione e artigianalità, sostenibilità, digital transformation, purpose marketing saranno alcuni dei temi, centrali nell’attuale ecosistema del business, che saranno affrontati dai protagonisti dello show virtuale: tra questi Mirko Pallera, Ceo e founder di Ninja Marketing; Giuseppe Stigliano, AD di Wunderman Thompson; Tunde Pecsvari, fondatrice di Macha; Denise Bonapace, founder dell’omonima azienda di moda; Pietro Nicastro, fondatore Löwengrube; Elisabetta De Sio, del progetto SNIP (Stronzi Nati In Periferia). “Esiste la ricetta perfetta per creare il manager di successo o il business di successo? La risposta è assolutamente no. Ognuno di noi può trovare il suo spazio, all’interno di questo mondo, per esprimere la sua unicità. Forse è la grande novità che emerge dalla contemporaneità”, sottolinea Domenico Romano, AD di Fandango Club Creators, Chief Executive Officer at Fandango Club S.p.A. Dal digitale al fisico, perché il format delineerà un percorso di avvicinamento al Salone Franchising Milano/Ret@il Innovation Forum, in cartellone ad ottobre in presenza. Mind your Business: perché è così importante indagare e concentrarsi sul concetto di ispirazione, del visionary, anche tra le tendenze social e digital? “Perché in questo momento storico tutti hanno tantissime domande e nessuno ha le risposte, e le poche risposte che si hanno sono anche sbagliate. L’unica certezza è ciò che sta accadendo realmente, ovvero uno spostamento generale dei pure player digital sul mercato del retail, si pensi a Zalando o Amazon che aprono store fisici, e una crisi dei vecchi brick and mortar (attività legate all’economia reale). Cosa accade quindi? Che sembra molto più semplice per un pure player diventare uno store brick and mortar dal punto di vista sostanziale, che il contrario”. Quale è il nuovo scenario che si impone nel mondo del retail? “Tantissime aziende hanno difficoltà nell’utilizzo dell’omnicanalità, nell’implementazione del contatto diretto con il consumatore finale, da un punto di vista infrastrutturale. In un mondo che ci sono più domande che risposte, l’unica cosa da fare è aprire le orecchie ed ascoltare”. Per questo l’idea di dar vista agli inspirational talk? “Dai profili dei manager che abbiamo selezionato per lo show, sono emersi ritratti diversi, non dal punto di vista delle idee, ma dal punto di vista umano. Non esiste la ricetta per il business di successo o il manager yuppie anni ’80, con la scrivania gigante di mogano, che si comporta in maniera rude con i suoi dipendenti per imporre la sua autorità e non la sua autorevolezza. Si delinea una gestione gentile del management”. Cosa intendi per “gestione gentile del management”? “Ogni persona ha le sue caratteristiche e se confrontiamo i vari protagonisti del format, sono tutti professionisti di successo nello stesso mondo, nello stesso periodo, con gestioni manageriali completamente diverse. Forse l’unica cosa che accomuna tutti è l’energia, la voglia di esprimerla in maniera differente, anche in prospettiva emotiva divergente. Abbiamo profili completamente antitetici, ma tutti con gli occhi che brillano mentre raccontano la loro storia”. Abbiamo bisogno di storie, di racconti di esperienze, quindi? “Ne abbiamo assolutamente bisogno. Credo che il mito del manager creato in laboratorio, con tre quarti di cinismo, quattro centilitri di egocentrismo, narcismo e 50 litri di fame, sia completamente falso. Ogni persona si esprime in una maniera unica e si circonda, forse per una sorta di attrazione dal punto di vista magnetico o energetico, di persone che lo aiutano a realizzare il suo business”. Ritorniamo al titolo del format e alla sua doppia lettura. Mindfulness ed economia, spinta motivazionale: due approcci filosofici che si contaminano, a contrastare con la traduzione letterale “Mind o make your business è anche una locuzione che sta per “fatti i fatti tuoi”. Cosa significa? Che scaviamo all’interno delle persone, non del loro business. Sono le persone a guidarlo. Il mondo ha bisogno di un approccio umano, soprattutto in un periodo di grandi cambiamenti. Perché tutto quello che è tecnicismo, in un periodo in cui si sovvertono le regole e cambia il paradigma, è assolutamente velleitario. Puntare alla testa, cercare di scavare all’interno del cuore e cercare di capire come reagiscono, con le loro mani, all’interno delle loro aziende. Persone semplici che ce l’hanno fatta ed ognuna differente. Non ci si può sentire a disagio in questo mondo, anzi è l’occasione per tutti: di ascoltare e cercare di fare il proprio meglio in un mondo che ha più futuro che passato”. Un format digitale ideato per proiettarsi all'evento fisico “Noi siamo molto curiosi. Il retail è stato uno settori più impattati dalla pandemia in termini di business. La chiusura del cashflow fa saltare il modello di revenue. Quindi il nostro desiderio è attivare un percorso che possa raccontare esperienze fino all’incontro dal vivo. Il Salone sarà inserito nel Retail Innovation Forum, un inspirational talk. Ci saranno due aree, in fiera a Milano: una parte sarà dedicata al “one stage show” e racconta di futuro, di trend, di quello che potrebbero essere modelli applicabili, con diversi punti di vista. L’accompagnamento digitale contribuisce a creare un engagement con la community, una sorta di best of dell’evento fisico, dove sarà possibile approfondire le tematiche interiorizzate. È l’aspetto umano che ci interessa, il confronto con i protagonisti. L’altra area sarà sotto il cappello Salone Franchising Milano: quindi ci soffermeremo sulle potenzialità del futuro, creando connessioni con chi questo futuro lo sta cavalcando. Il visionary show diventa concrete show. Il digitale si proietta in incontro e in progetti reali. In uno spazio re-start, con l’opportunità di disegnarli questi progetti”. Domenico Romano, AD Fandango Club Creators Un passaggio interessante: dal visionary al concrete, quindi? “Ascolto, incontro con i protagonisti delle storie, poi visione di cos’è attualmente il mondo del retail per ridisegnare, infine, un nuovo modello verso il futuro”. Qual è la filosofia che spinge Fandango Club Creators? “È un sogno che si sta concretizzando e prendendo vita. Fandango Club esiste da tantissimi anni, quest’anno è diventato un incubatore di nuove realtà, di branch. Io sono a capo di Fandango Club Creator. La pandemia ha provocato un approccio frenetico al digital. Il mondo dei canali digitali si è iper prolificato. Non è sparita la voglia di ascoltare storie, anzi il mercato è cresciuto. Ci siamo accorti che di un vuoto di mercato, di un collegamento tra i canali video generalisti ai creatori di storie, compresa la nostra expertice di disegnare esperienze, dal digitale verso il fisico. Ascolto, partecipazione e condivisione. Da Omero ad oggi, l’unica costante è la voglia di raccontare ed ascoltare storie. Chi ha buone storie ha più futuro che passato.

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